La danza orientale

(dalla tesi di laurea di Alqamara)

Nella lingua araba, raqs sharqui significa danza orientale. Con questa espressione gli arabi riconoscono uno stile particolare di danza araba, quello stesso stile che identifica quella danza conosciuta in Occidente – sin dal XIX secolo -  come “danza del ventre” [1] o – più recentemente -  come “belly dance” [2] .

L’espressione raqs sharqui appare per la prima volta nel mondo arabo - e precisamente in Egitto verso la metà degli anni ’30 del XX secolo – ad identificare una danza prevalentemente femminile che appare, però, storicamente documentata sin dalla fine del XVIII secolo.

Attualmente, per effetto di una sorta di “nobilitazione” artistica e di “addomesticamento” dei movimenti di anche e bacino, che si sono determinati dagli anni ’30 del XX secolo, con raqs sharqui s’intende una danza del ventre “ingentilita” – a tratti occidentalizzata [3] – caratterizzata da molti giri, da ampi movimenti delle braccia, da arabesque e dal danzare sulle mezze punte, in breve da elementi mutuati dal balletto occidentale classico. [4]

La patria d’elezione della danza orientale è l’Egitto [5] e la città-fucina della danza del ventre è Il Cairo [6] .

Al Cairo infatti appare per la prima volta l’espressione raqs sharqui, tra il 1935 e il 1940. A quell’epoca un violinista siriano, che viveva al Cairo, Jamil Uwaiys, registrò su un disco a settantotto giri per la Gramophone [7] una danza chiamata raqs sharqui. Molto probabilmente fu questa la prima volta in cui in Egitto si adoperò il termine di danza orientale, identificando – tra l’altro – con esso una danza ben conosciuta dagli arabi, poiché appartenente al loro bagaglio culturale e tradizionale.

Malgrado l’esistenza della registrazione del violinista siriano, è difficile stabilire con certezza quando il termine appare e soprattutto in che misura e secondo quali modalità culturali la danza orientale si è identificata nella danza egiziana.

“Il termine raqs sharqui è stato a sua volta fonte di confusione, in quanto non definisce un fenomeno generico, estendibile a una regione geografica del Medio Oriente, ma una danza specifica, tipicamente femminile, diffusa in Libano, in Siria e soprattutto in Egitto. Desumere da ciò che gli egiziani abbiano cercato di essere i portavoce del mondo arabo, secondo i dettami dell’epoca, è stato facile. Il Cairo, metropoli per eccellenza del rinascimento artistico, svolgeva un ruolo considerevole in questo senso. Ciò sembra essere ancor più plausibile dal momento che il termine raqs sharqui  ha rimpiazzato un’altra definizione, raqs masri o danza egiziana, che la stampa egiziana aveva diffuso all’inizio del secolo. Secondo una certa logica, se la danza egiziana lascia il posto a una danza orientale, significa che Il Cairo è diventata la città fondamentale, la capitale per eccellenza dello sviluppo di questa coreografia, e che la metropoli si permette di parlare a nome di tutti.” [8]

“La metropoli si permette di parlare a nome di tutti”: è interessante focalizzare l’attenzione su questa frase che evidenzia una questione cruciale nello sviluppo sociale, culturale e artistico che caratterizza il Cairo tra gli anni ’20 e ’40 del XX secolo. Sia attraverso la musica – il riconoscimento “ufficiale” di una tradizione musicale classica egiziana - che attraverso il nascente fenomeno del cinema, che attraverso la letteratura, che tramite le varie forme d’intrattenimento, tra cui principalmente la danza, l’Egitto, con la sua metropoli, si rende portavoce dell’intero mondo arabo.

Ritornando alla questione dell’origine della definizione raqs sharqui, un’altra spiegazione possibile è legata alla musica araba dell’epoca che era normalmente chiamata musiqa sharqiyya (musica orientale). E’ verosimile che i maestri e danzatori egiziani della prima metà del XX secolo abbiano voluto trovare una corrispondenza tra la denominazione musiqa sharqiyya e la terminologia adoperata per definire la danza.

Curt Sachs, nella sua Storia della danza, menziona alcuni aspetti della danza del ventre e alcuni movimenti di danze tradizionali che possono essere rapportati ad essa.

Nell’ambito del paragrafo dedicato alle danze disarmoniche [9] e semiconvulse, Sachs ci dice: “l’esempio veramente classico di questo tipo di danza è costituito dai movimenti tremolanti e ondulatori del tronco, dai giochi dei muscoli del petto e del dorso comuni nell’Africa del Nord e tra i Canelo del Brasile nordorientale, dai ben noti movimenti del rectus abdominis che gli autori confondono abitualmente con quelli del bacino di tutt’altra specie, designandoli con il termine di “danza del ventre”, quell’arte delle antiche danzatrici di Cadice delle quali Marziale canta:

 

Vibrant sine fine prurientes

Lascivos docili tremore lumbos.

 

Oggi gli Arabi considerano egiziano questo tipo di danza; a Celebes [10] , dove essi l’hanno introdotta abbastanza recentemente, la danza del ventre viene chiamata messeri o masseri e chiaramente arabico è masri che significa egiziano.

D’altra parte questi movimenti di carattere semiconvulso e limitato possono a loro volta estendersi; come una corda che si fa vibrare con una certa violenza non mostra più le singole vibrazioni, ma è percorsa da un movimento ondulatorio continuo, così nella danza il motivo della semplice vibrazione del bacino o del busto si trasforma in un serpentino che a poco a poco s’impadronisce di tutto il corpo. Sembra che questo tipo di danza sia sempre eseguito solo da donne.” [11]


Altri riferimenti alla danza del ventre o raqs sharqui, s’incontrano nell’opera del Sachs, quando l’autore parla delle “danze chiuse”.

Innanzitutto si sottolinea come la caratteristica delle danze chiuse o a movimenti stretti sia una diminuzione dei movimenti ampi e saltati tipicamente maschili.

Inoltre si evidenzia il fatto che la danza chiusa si svolge attorno ad un perno fisso sul quale possa oscillare tutto il corpo. Oscillare, dondolare, ondeggiare sono i movimenti caratteristici di queste danze; il ritmo è regolare e rispetto alle danze a movimenti ampi esse sono più calme e composte.

“Alla forza elementare, esse oppongono talvolta incanto, grazia e persino eleganza” [12] .

Volendo entrare nel dettaglio dei movimenti delle danze chiuse, Sachs ne menziona una serie, che può a buon diritto identificare le movenze più tipiche della danza del ventre:

  • rotazione e flessione della testa
  • rotazione della testa
  • flessione e rotazione del tronco
  • movimento sussultorio del bacino in avanti e indietro, a destra e a sinistra
  • torsione del tronco
  • torsione del bacino
  • l’ondeggiare del pennacchio
  • flessione ed estensione delle braccia, delle mani
  • flessione e tensione delle dita, delle ginocchia, dei piedi

 

Tutti questi movimenti, se compiuti in una misura particolare, possono produrre uno stato di estasi.

Si sottolinea che il dondolarsi è caratteristico della preghiera in tutto l’oriente.

I movimenti di contorsione del bacino sono importanti e hanno un significato peculiare.

 Infatti, l’addome, in quanto sede dell’attività sessuale e generativa, assume qui un rilievo particolare. Per altro non sempre a ragione si chiama “danza del ventre” ogni danza che metta in evidenza i movimenti del ventre.

 “La danza del ventre non è certamente un fenomeno unitario; la forma più recente, quella del rectus abdominis, è stata già discussa. Quella più antica consiste nella torsione di tutto il bacino, tanto che gli esploratori parlano a volte di danza del ventre, a volte di danza dei glutei e a volte di danza delle anche.” [13]

 Danze del genere si riscontrano anche nell’antica grecia come danze tipicamente femminili.

Inoltre, a proposito del significato e del valore simbolico della danza del ventre, l’autore ci dice:“Spesso questo tipo di arte può avere solo il significato di uno stimolo sessuale. Il suo fine originario era però magico: i movimenti del coito, come tutti gli altri movimenti di carattere sessuale, devono promuovere la vita e la crescita. [14]

Infine, il discorso di Sachs sulle “danze sedute” contiene alcuni elementi che possono essere relazionati alla danza orientale che, in taluni casi,  prevede soluzioni coreutiche in ginocchio.

 Egli ci dice che nelle danze sedute (e in ginocchio, aggiungiamo)  siccome il centro di oscillazione si trova al di sopra delle gambe, la parte inferiore del corpo rimane inattiva.

 Cerimonie nelle quali i danzatori rimangono seduti allo stesso posto e fanno muovere solo la parte superiore del corpo sono comuni già nelle civiltà primitive. In queste danze si muovono soprattutto le mani, le braccia e il busto.

 Il discorso è, come si è detto, interessante per esaminare le danze arabe in ginocchio; in tal caso, sviluppando particolari abilità e scioltezza nel bacino, nel busto e nella schiena, si possono far oscillare, ondulare e vibrare i fianchi, si possono fare, singolarmente o contemporaneamente, la torsione e la rotazione del bacino e del busto.

 

 


[1] Nel nostro lavoro di tesi, adopereremo sia l’espressione raqs sharqui che “danza del ventre” per parlare dello stesso stile di danza araba.

[2] L’espressione inglese “belly dance”, alla lettera “danza del ventre”, sta diventando l’espressione principale per definire questa danza tanto in Occidente che nel mondo arabo.

[3] Soprattutto durante l’epoca nasseriana, numerosi danzatori e coreografi egiziani si sono rivolti al repertorio formale e coreutico sovietico, al fine di dotare la danza orientale di strumenti coreografici rigorosi. Questo è accaduto anche perché la danza orientale, originata in un sostrato tradizionale, manca di un vocabolario tecnico atto a definire le sue forme e figure coreutiche. Tale fenomeno, però, se da un lato può avere generato interessanti soluzioni di contaminazione, il più delle volte ha causato una snaturalizzazione della danza stessa.

[4] Per la definizione delle forme e dei modi coreutici della danza orientale, i maestri e i coreografi arabi del XX secolo, hanno preso spunto, in maniera costante, dalla danza accademica occidentale, sia essa classica che moderna. Oggi si assiste ad altri tentativi di sperimentazione coreutici, fondendo la danza orientale soprattutto col teatro-danza e con la danza contemporanea occidentale; tentativi questi interessanti, quando non eccessivamente forzati e di maniera. Questi argomenti saranno discussi nel terzo capitolo della tesi.

[5] Nel mondo arabo, così come in Turchia, in Grecia o nel Maghreb, esistono altre tradizioni di danza del ventre. Se, però, la danza del ventre marocchina o tunisina è una sostanziale riproposizione di modi coreutici egiziani,  per la danza del ventre turca il discorso è un po’ diverso: in Turchia, infatti, questa danza – che pure si caratterizza per moduli coreutici sostanzialmente egiziani -  è chiamata vakas ed è resa peculiare da movimenti molto più ampi dei fianchi, da numerose figure coreutiche in ginocchio o sul pavimento, da costumi molto più “succinti” di quelli egiziani e da una maggiore ostentazione dell’elemento erotico-sensuale; anche le melodie e i ritmi della musica orientale turca sono differenti rispetto alla musuca egiziana e naturalmente la vakas si adatta alla musica turca. In Grecia la danza del ventre è chiamata cifittelli e in Persia (Iran) qirdedan.

[6] Sebbene molte danzatrici provenissero, storicamente, anche da altri villaggi o paesi egiziani (in genere le località sul delta del Nilo), sin dal XIX secolo, la metropoli e capitale egiziana, è stata il cuore propulsore della danza del ventre.

[7] Affronta l’argomento relativo alle prime registrazioni effettuate in Egitto dalle case discografiche inglesi e francesi e considera le relative implicazioni sociali e culturali dell’epoca (prendi note dal libri Musique d’Egypte).

[8] D.Henni-Chebra, C. Pochè (a cura di), op.cit., pag. 42.

[9] “Oltre al contrasto fra popoli che hanno disposizione per la danza e quelli che non l’hanno, ne abbiamo riscontrato anche un secondo fra le danze in disarmonia e quelle in armonia con il corpo. Forse a questo contrasto, alterato e attenuato nel mondo ellenico, alludeva Platone, quando distingueva due generi di danza, l’uno che nobilita i movimenti dei corpi più belli, l’altro che con contorsioni imita quelli dei corpi brutti.” (…).

“Partendo dalla danza convulsa in disarmonia con il corpo cercheremo di comprendere il suo estremo opposto: la danza che, nata da un invincibile desiderio di espressione motoria ha, per il danzatore come per lo spettatore, il valore di un più intenso senso della vita, sia essa al servizio del culto e persegua dei fini rituali o no. Come la danza convulsa, questa intensità di movimento vuol dire ebbrezza ed estasi. In tutti e due i casi l’uomo ha spezzato le catene del corpo e liberato il suo inconscio; ma quello che produce nel primo caso l’annientamento della materia, è raggiunto qui con la sublimazione, la liberazione da ogni gravezza, lo slancio in alto e in avanti.” C. Sachs, op.cit. pagg. 38, 42, 43.

[10] Celebes (Sulawesi in lingua indonesiana) è un’isola che fa parte della Repubblica Indonesiana. Raggiunta dai Portoghesi nel 1512, fu ceduta dal sultano di Makassar alla Compagnia olandese delle Indie Orientali (1667), ed entrò, successivamente, a far parte dei possedimenti coloniali olandesi. Fu occupata dai Giapponesi nel 1942, e nel 1949 fu unita all'Indonesia. La popolazione dell'isola è in prevalenza di razza malese ma esiste una minoranza etnica arabo-islamica alla quale, probabilmente, si riferisce Sachs nella sua opera.

[11] C.Sachs, op. cit., pagg. 42, 43.

[12] C.Sachs, op. cit., pag. 53.

[13] C.Sachs, op. cit., pag. 54.

[14] C.Sachs, op. cit., pag. 54

 

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